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Piscina Anna Frank, cronaca di una morte annunciata. Paola Bozzi: Abbiategrasso diventata un "nonluogo"

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Articolo del: 24/02/2017 10:58:26

«La triste novella è arrivata anche a me, a 1300 km circa da Abbiategrasso: l’amministrazione comunale ha deciso il 31 gennaio 2017 di chiudere sine tempore la Piscina “Anna Frank” con un’ordinanza che difficilmente verrà revocata (perlomeno dalla stessa giunta) – una notizia sconcertante, che lascia basiti». 


Comincia così la lunga lettera che Paola Bozzi (nel riquadro) ha inviato alla redazione del nostro giornale “Ordine e Libertà” ed è pubblicata integralmente sull’edizione odierna. Abbiatense in questo momento a Berlino per lavoro, assidua nuotatrice abituata, quando è in città, a frequentare ogni giorno la vasca dell’impianto comunale che praticamente non c’è più, di professione professore aggregato di Leteratura tedesca all’Università degli Studi di Milano, l’autrice della lettera è anche colei che presiedette la famigerata assemblea pubblica di luglio 2014 nella quale l’assessore Giovanni Brusati aveva annunciato come certa la costruzione di una nuova piscina ad Abbiategrasso… 


«Nuoto tutti i giorni da molti anni all’“Anna Frank” e l’ho fatto anche dopo la pausa estiva fino a Natale 2016 - scrive ancora la prof. abbiatense - senza rilevare de visu quadri fessurativi che potessero far temere per la staticità dell’immobile e la mia incolumità, tanto più che Abbiategrasso non è a rischio sismico (zona 4). Del resto l’impianto era stato dichiarato sicuro, sebbene non a norma (per le tribune)».


Poi ripercorre la storia, in quella che lei stessa definisce nel titolo la «cronaca di una morte annunciata» e arriva a qualche considerazione decisamente interessante: «Così ora Abbiategrasso, comune con 32.537 abitanti e ben 18 filiali bancarie, non ha più neanche la piscina. Motta Visconti, che ha 7.788 abitanti, invece ce l’ha; anche  il paese di Gudo Visconti, che conta addirittura solo 1.686 anime, ha un impianto con una vasca corta (25 m) non regolamentare a cinque corsie e tribune mobili, che nessuno si è mai sognato di rottamare, benché esso risalga al 1972».


Seguono ancora passaggi appassionati in un’analisi che si spinge al di là del mero dato tecnico e pratico dell’impianto che ha dovuto chiudere i battenti senza che si arrivasse in tempo a prevedere davvero di sostituirlo con uno nuovo e moderno: «Una piscina - scrive ancora Paola Bozzi - è del resto per una comunità, in particolare se di provincia, ben più che un impianto in cui avvicinarsi ed appassionarsi al nuoto  svolgere attività preagonistica ed agonistica, praticare singolarmente o in gruppo uno sport amatissimo e a cui molti non intendono rinunciare: è soprattutto un luogo profondamente legato all’identità, alle relazioni e alla storia dei tanti individui che formano una città e il suo circondario».


Considerazioni e riflessioni che la conducono ad una conclusione impietosa e senza mezzi termini (e chissà se si registreranno reazioni in merito da parte degli amministratori o anche, meglio ancora, dei lettori del giornale e di queste pagine online): «L’improvvisazione e il disamore dell’amministrazione comunale hanno trasformato Abbiategrasso in un “nonluogo” - dice Bozzi citando Marc Augé - senza nessuna qualità di vita, dove ci sono solo gli occhi per piangere».


Redazione “Ordine e Libertà” (sull’edizione dal 24 febbraio nelle edicole la lettera integrale) 


 



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