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Vendersi la camicia per curare il figlio




Articolo del: 04/05/2017 12:09:44

Vendersi la camicia per pagare le cure mediche del figlio: un padre può arrivare a tanto, in Africa. Lo racconta Gigi Aziani, che con la famiglia vive in Burundi, dove lavora nell’ospedale di Kiremba. Un presidio sanitario frequentato soprattutto da poveri, al quale arrivano spesso pazienti già gravemente compromessi. Uno di questi, Jerome, è il protagonista della storia commovente che molti hanno letto su Amakuru, il bollettino che Aziani invia agli amici concittadini e che l’associazione Aggiungi un posto a tavola-Gruppo abbiatense infanzia abbandonata contribuisce ulteriormente a diffondere. 


Jerome è un bambino affetto da osteomielite, infiammazione ossea dovuta a una serie di fattori, tra cui la malnutrizione e la presenza di piaghe infette non rimarginate. Il papà lo ha portato in ospedale quando ormai non si reggeva più in piedi e il chirurgo ha prescritto pesi e trazioni per riportare gli arti a una situazione di relativa normalità prima di procedere all’intervento. I tempi, quindi, si sono allungati e il povero papà ha pensato di vendere la camicia per far fronte alle spese. Al mercato, però, gli hanno offerto solo mille franchi, meno di mezzo euro… Ma non sarà necessario venderla: la suora che lavora a Kiremba gli ha garantito che suo figlio sarà curato comunque. Questo grazie al sostegno che viene garantito all’ospedale dall’Italia, in termini economici ma anche di personale competente e motivato. Un bella storia, quindi, di quelle che raramente fanno notizia.


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