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Sara e Lele reduci da Barcellona raccontano: «Un'ora prima dell'attentato eravamo lì. Abbiamo voluto rimanere per non piegarci alla strategia del terrore»




Articolo del: 25/08/2017 09:01:21

Barcellona, 17 agosto: tra i turisti in vacanza nella capitale catalana si trovavano anche Raffaele, meglio conosciuto come Lele, e Sara, due ragazzi gaggianesi che hanno accettato di raccontare la loro esperienza. «È stata una storia da Sliding doors», afferma Lele. «Solo poco più di un’ ora prima, ci trovavamo in Plaza Catalunya, nel punto esatto dal quale è partito il furgone. Per pura fortuna, alla fine ci siamo allontanati dalle Ramblas prima che avvenisse l’attentato».


Destino o mera casualità, è mancato davvero poco perché Sara e Lele non si trovassero direttamente coinvolti nella strage: Sara, infatti, aveva insistito per spendere ancora un po’ di tempo sul viale affollato e tornare al mosaico di Mirò per scattare alcune foto. Mosaico in vicinanza del quale avrebbe poi terminato la propria folle corsa il furgone bianco uccidendo 13 persone e ferendone 86. Lele invece, di tornare al Mosaico di Mirò non ne aveva alcuna voglia ed era riuscito a convincere Sara a riprendere subito, da Piazza Catalunya, il pullman turistico che li avrebbe portati a fare un giro della città.


E così è stato, per fortuna, perché altrimenti, se avessero deciso di ritornare in direzione del famoso mercato rionale della Boqueria, probabilmente si sarebbero trovati proprio lungo la traiettoria del furgoncino. Invece, hanno preferito riprendere il pullman e rimandare le foto del Mosaico a un secondo momento. Decisione che ha fatto sì che, nell’ora dell’attentato, loro si trovassero nel quartiere di Barceloneta, vicino alla spiaggia.


«Le due ore successive - racconta Lele - sono state probabilmente le peggiori. Sul posto arrivavano solo notizie confuse e spesso anche false». Paradossalmente, Sara e Lele sono venuti a sapere dell’attentato dall’Italia grazie ai primi messaggi ricevuti da parenti e amici. Barcellona era completamente bloccata, non arrivavano notizie certe e non si sapeva quanto fosse grave ciò che stava accadendo. Una situazione di incertezza, causa di ulteriore panico e paura.


«Nei giorni seguenti - racconta Lele - Barcellona era una città profondamente diversa: le strade erano silenziose e anche tra coloro che si trovavano in giro c’era poca voglia di far festa o di godersi la vacanza». Di fronte a una città profondamente scossa e impietrita, Sara e Lele non hanno però voluto arrendersi alla paura ma hanno deciso di continuare la propria vacanza pur, ovviamente, in toni più sobri e sommessi, ma con la ferma convinzione che abbandonare tutto e rintanarsi in casa avrebbe solo significato darla vinta a coloro che vogliono far prevalere il terrore. Un compromesso al quale loro hanno deciso di non cedere.


Cristina Benassi ("Ordine e Libertà") - servizio sull'edizione da venerdì 25 agosto nelle edicole



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