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«Grazie a tutti, ma me ne torno a Napoli»: il saluto (e lo sberleffo) di Marco De Silvo ad Abbiategrasso (VIDEO-INTERVISTA)




Articolo del: 26/09/2017 19:33:18

Marco De Silvo, chi era costui? Forse a tanta gente di Abbiategrasso e circondario il suo nome dice ancora poco (al di là della solita, istintiva “battuta” sulle origini tradite da un cognome che di lombardo ha ben poco e di abbiatense meno ancora). Ma la sua bella faccia quadrata, incorniciata da barba e capelli neri tra i quali si scorgono i primi fili argentati, dove due occhi scuri e sinceri fanno capolino ora a lanciar lampi, ora a dispensare sorrisi, quella ormai l’hanno imparata e mandata a memoria tutti quanti.


Perché Marco, classe 1972, ad Abbiategrasso ci bazzica ormai da dieci anni, quasi undici. E se tante e tante volte lo si è visto darsi da fare all’interno delle Fiere cittadine e dell’Abbiategusto, ultimamente, da quattro anni in qua, lo si vedeva pure trafficare dietro il banco della pizzeria d’asporto di via Pavia che ora ha cambiato gestione e dalla quale pure lui si è distaccato.


«Ero arrivato ad Abbiategrasso per l’amicizia che mi lega a Lorella Zaina (moglie di Enrico, ill prematuramente scomparso ex titolare della pizzeria, ndr) e tramite lei ho potuto farmi conoscere come grafico ed avere le prime collaborazioni nell’ambito delle Fiere locali - ricorda Marco De Silvo - continuando per un paio d’anni, dal 2007, a fare il “pendolare” un paio di volte all’anno tra la mia città d’origine e questa, poi divenuta d’adozione…».


Sa cosa nasce cosa, la collaborazione con la Fondazione per la Promozione dell’Abbiatense si fa più stretta, lui decide di venirsene a stare “su al Nord”, alcune Associazioni gli affidano chi il sito internet (Gruppo Alpini), chi gli opuscoli per promuovere le proprie iniziative (Amici del Palio e altri…). Marco De Silvo si dà molto da fare e si fa molto apprezzare, contraddicendo nei fatti lo stereotipo del “napoletano lazzarone” e anzi mostrandosi pronto a correre sempre dove e quando ce n’è bisogno, forse anche nella speranza di conquistarsi “un posto al sole”, anche  se non si tratta del “sole mio”…


Poi però la Fondazione viene praticamente sciolta dall’amministrazione comunale, la collaborazione più robusta va a farsi benedire, imparare a fare la pizza a 800 chilometri dal luogo che le diede i natali è un’esperienza interessante, ma non sufficientemente remunerativa e sulla quale investire, si apre uno spiraglio tramite la cooperativa Alemar che gli dà fiducia come autista di scuolabus al posto del neopensionato Franco Chillico, la cosa va avanti qualche anno tra Abbiategrasso e Vidigulfo, ma un’altra volta non ha gli sbocchi sperati.


«Che devo fare? Me ne torno a casa. A Fuorigrotta, dove abitavo da bambino e da ragazzo. Per ora insieme a mammà, ma già con qualche buona idea in testa e con qualche buona opportunità all’orizzonte», dice ancora Marco.


Che ci tiene soprattutto a ringraziare tutti ma proprio tutti coloro che in questi dieci anni “abbiatensi” lo hanno aiutato e gli hanno fatto sentire il proprio affetto e la propria stima. Nessuno escluso. Al cui pensiero si commuove con lacrime vere trattenute a stento. Segno che, pur felice di tornarsene laggiù per «rinascere a nuova vita dopo anni trascorsi come in un sogno strano», anche qui ad Abbiategrasso lascerà un pezzo ‘e core.


Marco Aziani (“Ordine e Libertà”) - Intervista integrale sull’edizione da venerdì 29 settembre nelle edicole



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