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Giocano a pallone nel Parco? I carabinieri intervengono (per fermarli)




Articolo del: 12/10/2017 15:28:59

Giocare al Parco? Vietato dal regolamento (e dall'arrivo delle forze dell'ordine) ... sembra un paradosso, ma è proprio così. E a raccontarcelo in una lettera (che pubblichiamo sotto) è una nostra lettrice 


I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara sono stati indubbiamente i più belli della mia vita.” P.Pasolini


Tutta l’estate un gruppo di ragazzi tra gli 8 e 18 anni ha trascorso pomeriggi senza pensieri, giocando interminabili partite di pallone al Parco Gerli di Viale Sforza, il Parco del Penny, per intenderci, perché con questo nome è conosciuto da tutti nel quartiere.


A me, che di anni ne ho 37 e sono stata bambina negli '80 è sembrato di tornare indietro nel tempo, quando i cortili traboccavano di gente entusiasta e chiassosa che in calzoncini, maglietta e adidas si sfidava ogni pomeriggio a suon di Super Tele, salendo in casa solo per l’ora di cena.


Anche al Gerli nessuno se ne andava prima delle 19.30 tale era la passione profusa in quei match ribelli dove “il fuori” era delimitato unicamente dal vialetto che attraversa il prato. I ragazzi non si fermavano praticamente mai se non per bere alla fontanella, uno dei pochi arredi urbani del luogo, o per risistemare zaini e giubbotti usati come “pali”. Credo che chiunque sia passato da lì tra maggio e settembre li abbia notati, attraversato magari da un brivido di nostalgia per quella immagine così poetica e così purtroppo vintage.


Ma come tutte le cose, diciamocelo, BELLE, proprio perché spontanee e senza statuti, anche quella che sembrava essere una foto perfetta cascata fuori dall’album di chissà quale famiglia italiana di un passato vicino nel tempo, ma ad anni luce per valori, era destinata ad essere richiusa nel cassetto dell’assurdità moderna.


Per ben 3 volte, le forze dell’ordine hanno raggiunto il parco ed imposto ai ragazzi del Penny di smettere di giocare.


Attenzione. Non di bere, non di fumare, non di commettere atti vandalici.


Di giocare.


(il cartello del resto vieta di usare il pallone e di andare in bicicletta)


Mi trovo a ripensare a tutta questa vicenda. A cosa la nostra società chieda ai giovani a che cosa da questi si aspetti, quando punisce i momenti di incontro sani, le occasioni di scambio. Alla fine probabilmente è tutta una farsa. Valanghe di studi e dibattiti sulla corretta alimentazione e sulla necessità di uno stile di vita “sportivo” e poi si proibisce la più naturale e semplice forma di aggregazione ludica. Il giuoco del pallone al parco.


Invece di dotare l’area di strutture specifiche, due portine magari, una rete da pallavolo (per accontentare tutti), si inviano le forze dell’ordine per fermare il divertimento.


Tutto questo mi lascia una profonda amarezza ed un senso di fallimento


Beatrice Gaffuri


 



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