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Giovani plagiati prigionieri della rete che promette facili guadagni. Succede ad Abbiategrasso. Il grido d'allarme di una mamma emarginata dal figlio e le conferme di un avvocato




Articolo del: 01/11/2017 09:14:55

Pensare positivo. Mostrarsi (meglio su Facebook) sereni e rilassati e pronti ad iniziare una nuova giornata e una nuova settimana con la giusta determinazione, o almeno fingendo di averla. Fare nuovi contatti, almeno un paio al giorno. Leggere con impegno almeno una decina di pagine di certi libri consigliati dalla struttura. Lavorare su di sé per passare di categoria. Per crescere (si dice) e per distaccarsi e allontanarsi da amici e genitori (e questo lo si fa, anzi è praticamente già avvenuto senza nemmeno che ce ne si sia resi conto).


“Regole” che minano la vita di tanti giovani, spesso ragazzi nemmeno maggiorenni. Letteralmente “irretiti”. Ovvero, attirati in una rete che sotto le sembianze della protezione e della sicurezza si rivela ben presto per quello che è: una gabbia nella quale ragazzi e giovani si ritrovano imprigionati. E, quel che è peggio, in modo del tutto inconsapevole. Sintomo inequivocabile del “lavaggio del cervello” al quale sono costantemente e sottilmente sottoposti dall’organizzazione che si serve, per ciascuno di loro, di un “mentore”, un “amico” nel quale riporre tutta la fiducia e da sostituire totalmente a tutti coloro che amici, fino a ieri, lo sono stati davvero e a quanti li hanno fin qui allevati, educati e amati, genitori e famigliari in primis.


Sta succedendo sempre più spesso, sotto le mentite spoglie di network che promettono guadagni proporzionati alla propria propensione ad impegnarsi, al proprio presunto valore, alle proprie capacità, alla fiducia che si ripone nell’organizzazione, nella struttura. Guadagni che ci potrebbero essere (e non ci sono quasi mai) solo se innanzitutto ci si carica di costi. Un finto investimento in prodotti che dovrebbero costituire lo strumento per ricavarne poi quel tot in più attraverso la vendita porta a porta, o meglio ancora attraverso il reclutamento di altri “polli da spennare” dipinti come semplici “clienti” o “nuovi amici” ai quali offrire un’opportunità di guadagno, di riscatto, di crescita…


Sta succedendo ad Abbiategrasso, tra un numero inimmaginabile di nostri ragazzi le cui famiglie o non si rendono conto, o sono tenute all’oscuro, o subiscono velate minacce dalla struttura, dall’organizzazione, che come prima cosa ai ragazzi chiede tutti i dati possibili e immaginabili dei loro genitori per poterli di fatto tenere “sotto controllo” e per poter intervenire tempestivamente, con le buone o con le cattive, perché nessuno sollevi polveroni, o in qualsiasi modo si metta ad intralciare il progetto. Che ha evidentemente come unico scopo incrementare lauti (quelli sì) guadagni di chi sta ai vertici della piramide.


Una mamma abbiatense però non ci sta e vuota il sacco. Racconta la sua disperazione e le sue ansie per la situazione nella quale si è cacciato suo figlio appena 18enne e le battaglie quotidiane per dissuaderlo da questo “sogni di perdizione” che non è suo. Vuota il sacco, supportata da un giovane che ha saputo prendere coscienza del guai nel quale si stava cacciando e che è riuscito così a sottrarsi dalla rete, e da un altro che sta studiando a fondo il fenomeno dilagante per coglierne i punti deboli e smascherarli. 


E un avvocato, che ad Abbiategrasso conduce il suo studio, conferma la presenza diffusa di casi del genere in città e nel circondario. Perché ha conosciuto da vicino il meccanismo del reclutamento di ragazzi ai quali si comincia col chiedere di acquistare per 500, 700, 1.000 euro una partita di merce da rivendere “facilmente” per realizzare guadagni nell’ordine del 20-30 per cento, racconta come far fronte all’insidia ed è pronto a sostenere quanti vogliano mettersi insieme per adire le vie legali contro chi mette in atto quello che ha tutte le caratteristiche del plagio.


Chi ha storie del genere da raccontare, o non sa come gestire la conflittualità con i propri figli che nasce dalla loro adesione a strutture piramidali di questo tipo e che sta implicando costi immediati con la promessa di guadagni improbabili, si metta in contatto con la redazione scrivendo a info@bianews.it o inviando messaggi e whatsapp al 3929766256.


Marco Aziani (“Ordine e Libertà”) - Inchiesta, interviste e approfondimenti sul numero da venerdì 3 novembre nelle edicole



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