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Degrado assoluto al campo Rom di Corbetta distrutto dall'incendio, eppure anche i bambini continuano a vivere tra i rottami




Articolo del: 14/11/2017 17:16:29

Nel campo rom di viale Borletti a Corbetta, distrutto da un incendio venerdì scorso, c’è ancora un forte odore di fumo. All’interno auto, camper, masserizie varie ridotti a rottami. Nel bel mezzo del degrado totale coloro che vivevano, in condizioni già pessime, occupano ancora quell’insediamento. O quel che resta di quel campo rom dove la sporcizia l’ha sempre fatta da padrone. Siamo a ridosso del cavalcavia di viale Borletti, vicino alla linea ferroviaria Milano Torino.


Ragazzini compresi, il più giovane dei quali ha 13 anni e gira tutto il giorno per il campo cercando di mettere a posto quello che si può. “Non abbiamo altro posto dove andare, per questo dobbiamo rimanere qua”, commentano i rom di origine bosniaca. Nessun parente che li possa ospitare, almeno momentaneamente. Nulla di nulla. Solo una roulotte nella quale ci dorme un’intera famiglia. In condizioni igieniche che definire pessime è dire poco e con il rischio di contrarre malattie. Impossibile lavarsi, impossibile svolgere le minime attività di vita quotidiana. Dall’altra parte del campo c’è un’altra famiglia, anche loro sono rimasti in quel posto. E anche loro vivono in un mezzo di fortuna tra i rottami puzzolenti bruciati dal fuoco. In mezzo solo carcasse e ferrivecchi, anche le biciclette sono andate distrutte. Sono stati proprio i dissidi tra i due nuclei familiari a scatenare il disastro. Una donna, colta da raptus, ha incendiato tutto l’accampamento per poi essere arrestata da polizia locale e carabinieri. Ora si trova a San Vittore accusata di incendio doloso.


Un’azione, quella commessa dalla donna, che avrebbe potuto mettere a repentaglio la vita stessa dei residenti. L’area di viale Borletti, di fatto, può continuare ad essere utilizzata perché non è stata sottoposta a sequestro dopo il reato di incendio doloso commesso venerdì scorso. E’ un esempio di degrado incredibile.


Graziano Masperi


 



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