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Diciassette GD A Robecco sul Naviglio




Articolo del: 19/01/2018 12:58:45

Uno stanzone ben illuminato da quattro finestre senza tende e, davanti a queste, alcuni tavoli lunghi e stretti; macchine da cucire, rocche di filo colorato e bianco per imbastire, forbici e puntaspilli, stoffe, nastri e bottoni.


In una simpatica confusione di colori e forme le diciassette GD di Robecco sul Naviglio cuciono, ricamano e assemblano piccoli lavori di bricolage per la cura e la decorazione della casa; sono un gruppo di volenterose signore, tutte robecchesi doc, tranne una sorridente “infiltrata” arrivata circa 60 anni fa dal Veneto. 


Mettono al servizio della comunità la loro bravura sartoriale e realizzano corredi, grembiuli, presine, borse, bomboniere, fiocchi per le nascite e molto altro ancora. Hanno persino un book fotografico con i loro lavori storici. Adele, Mariangela e Fabiola hanno iniziato alla fine degli anni ’90 a trovarsi con Suor Romana, a turno, a casa di una di loro; Don Ambrogio vista la valenza dell’operato concesse subito lo stanzone, al primo piano, dell’oratorio San Giovanni Bosco e da allora il numero delle GD è sempre andato aumentando: lavorano insieme Adelaide, Enrica, Ambrogina, Pinuccia, Lina, Rina, Giusi, Annalisa, Carla, Luigia 1 e 2, Franca 1 e 2, Anna 1 e 2.


«Le macchine per cucire ci sono state regalate, così come tante stoffe, pizzi, tulle o altro materiale che utilizziamo per i nostri lavori. All’inizio ci autofinanziavamo, ora riusciamo a fare gli acquisti necessari con i guadagni derivanti dalle vendite; tolte le piccole spese per il materiale, tutto il ricavato viene donato alla parrocchia per beneficenza» racconta Luigia che è il “ministro con portafoglio” di questa piccola aggregazione di volontarie.


Due volte l’anno, in occasione della Fiera di San Majolo (il 1 maggio) e dell’Immacolata Concezione (l’8 dicembre), le GD espongono le loro realizzazioni su una bancarella in piazza, per farsi conoscere, per vendere e per raccogliere donazioni di materie prime.  Ma le ordinazioni per ricamare corredi o cuscini per le fedi nunziali o la biancheria per la casa arrivano direttamente nella loro sede; hanno, per esempio, appena finito di confezionare un completo da letto, fiocco nascita e borse per fasciatoio, da spedire in Australia, al fratello di una robecchese.


Le diciassette GD hanno una età compresa tra i 50 e i 70 anni… «e anche qualcosina in più», confidano ridendo. Ma c’è tanta allegria, tanti sorrisi, tanta voglia di stare insieme in mezzo a quei bottoni colorati, ai nastri, alle ceste e stoffe. Tra di loro ci sono sarte professioniste e sarte che hanno imparato l’arte andando a scuola dalle suore; qualcuna aggiunge: «Abbiamo fatto di necessità virtù. Bisognava imparare a riparare gli abiti in famiglia, a ricamare il proprio corredo… ora mettiamo questa nostra capacità al servizio della comunità».


Sugli scaffali montagne di riviste di taglio e cucito, di ricamo, di maglia dalle quali prendere spunto quando, una volta a settimana, si ritrovano per lavora insieme per tutto il pomeriggio. C’è anche chi, non potendo allontanarsi da casa, contribuisce al lavoro senza raggiungere le amiche nello stanzone dell’oratorio.


Si tengono in contratto tra di loro attraverso i messaggi whatsapp; nell’intestazione del gruppo è citata una frase di San Francesco d’Assisi: «Chi lavora con le mani e con la testa è un artigiano». Completerei la frase con le parole del Santo che suggerisce: «Chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista» e le GD di cuore ne mettono tanto. A proposito… cosa vuol dire la sigla GD? È l’acronimo di Grandi Donne. E lo sono davvero.


Paola Mazzullo


 


 


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