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Un pezzo di Caprera all'Annunciata, ma bocche cucite sul futuro della pizzeria




Articolo del: 06/02/2018 13:46:34

La Luisa e la Stefi. Chi ha frequentato "il Terrone" negli ultimi trent'anni sa bene di chi parliamo. Anzi, di che cosa: il locale a conduzione familiare... più familiare che sia mai esistito, dove i clienti (centinaia e centinaia in tutti questi anni) sono sempre stati in qualche modo "di casa", serviti in quel modo un po' rustico ma di cuore che è sempre stato il marchio di fabbrica di quella pizzeria all'angolo tra via Caprera (da cui il nome ufficiale), via Toti e via XXIV Maggio che incredibilmente da ormai tre mesi, all'improvviso, è come se avesse cessato di esistere.


Ebbene, la Luisa e la Stefi Grottoli sono le ben note "sorelle maggiori" (ad eccezione di Michele, il primogenito che in pratica ha pensato finora di risolvere qualche discussione di troppo nata all'interno del nucleo con la serrata improvvisa e purtroppo anche prolungata) di Giovanni e di Betty per quanto concerne l'attività di famiglia (un altro fratello lavora in tutt'altro settore). Al pari degli altri, ma in forza della loro maggiore età per un periodo più prolungato, hanno speso la vita a servire ai tavoli, a organizzare, a correre, a preparare e spreparare, all'occorrenza anche a infornare e sfornare le pizze o comunque certamente a guarnirle quando il locale cominciava a essere pieno fino al limite e bisognava accelerare il servizio, anche per far posto ad altri turni successivi...


Semplici, ironiche, senza peli sulla lingua con chi avesse mancato di rispetto al loro lavoro onorato sempre con passione e orgoglio e svolto con efficienza ed efficacia, la loro migliore qualità è sempre stata la capacità di risolvere all'istante qualsiasi "emergenza" la pizzeria si fosse trovata ad affrontare, senza perdersi d'animo o andare nel panico, ma assicurando stabilità all'ambiente e sostegno alle collaboratrici meno esperte.


Fa un certo effetto incontrarle fuori del loro ambito di sempre. Sicuramente anche a loro, anzi proibabilmente più ancora a loro che ai clienti del "Terrone". Ma tant'è: se quell'attività è in stand by e non si vedono spiragli all'orizzonte, rimboccarsi le maniche è una necessità sia dal punto di vista della propria realizzazione e della propria autostima, sia da quello più pratico del portarsi a casa la pagnotta. «Ci stiamo dando da fare, mica si può stare fermi», si era limitata a dire qualche settimana fa la sorella maggiore, interpellata circa il futuro della pizzeria sul quale invece aveva rinviato la palla a Michele.


Sabato sera, 3 febbraio scorso, c'erano dunque anche loro due, la Luisa e la Stefi, all'Annuciata per il Gran Galà pro Hospice. C'erano sì, a lavorare: elegantissime nella loro uniforme e sorridenti malgrado tutto. Gente che sa che cosa vuol dire fare fatica davvero, servendo ai tavoli fino a notte inoltrata, all'occorrenza, per poi tornare ad alzare la saracinesca di buon mattino per riordinare e preparare tutto per l'ora di pranzo, rassettare e star dietro a tutto quel che serve.


Per loro, la Luisa e la Stefi, sarà stata quasi una passeggiata quella di sabato scorso: dalle otto alle undici o poco più, a ritmi non certo da pizzeria presa d'assalto da gruppi capaci di susseguirsi per un'intera serata (man mano che finisce l'ora di palestra, quella di calcetto, la lezione di nuoto e l'imancabile partita a San Siro dalla quale i tifosi arrivano affamati e chiassosi), e in un ambiente da sogno (la chiesa sconsacrata dell'ex convento dell'Annunciata).


Disponibili a posare se chiedi di ritrarle in foto in questa insolita mise e in questo straordinario contesto. Ma se poi aggiungi la fatidica domanda sul futuro prossimo, o anche un po' più dilatato, della storica pizzeria Caprera altrimenti detta "il Terrone", ecco che si voltano dall'altra parte e si dileguano. Con il loro fratello maggiore Michele l'accordo nostro è che non appena ci saranno novità sarà contento di comunicarcele. E ci crediamo. Anche se il tempo che passa non ci pare un buon segno e fa aumentare il rincrescimento di un piccolo pezzo di storia di Abbiategrasso messo al momento in freezer. «Non sappiamo che cosa dire - si lascia scappare la Stefi allontanandosi - Al monento non c'è altro da ggiungere. Non avete idea del piangere che abbiamo fatto...».


Marco Aziani ("Ordine e Libertà") - servizio sull'edizione da venerdì 9 febbraio nelle edicole



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