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L'eredità di don Giussani nel 13esimo anniversario della scomparsa: «Con lui quell'aula della Cattolica si apriva a tutto il mondo»

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Articolo del: 22/02/2018 11:41:59

Il 22 febbraio 2005 monsignor Luigi Giussani è morto e certamente è andato in cielo. Oggi, a tredici anni da quella giornata triste, la sua presenza è diventata ancor più vicina, ad incalzare con la sua energia incontenibile i passi della vita. 


Io don Giussani me lo ricordo nell'Aula Magna dell'Università Cattolica quando insegnava introduzione alla Teologia Dogmatica. In quelle ore ho capito molto della vita, più delle introspezioni cui spesso mi lasciavo andare. Ciò che mi è rimasto nel cuore è che quando lui insegnava quell'aula si apriva a tutto il mondo: non vi era domanda, non vi era fatto, non vi era problema di cui lui non percepisse il lato vero, il segno di mistero che ogni cosa porta impressa. Questo don Giussani ha portato dentro la vita di un giovane come me che si affacciava all'Università, una apertura verso orizzonti che io nemmeno immaginavo, una apertura che mi ha lanciato a scoprire il fascino dell'esistenza. Ogni sua lezione era un incontro, un sobbalzare incontenibile di umanità. 


Questa opportunità che la vita mi ha dato mi ha consegnato un tesoro di grande valore, che pian piano sono riuscito per ora ad aprire ma che devo ancora scoprire nella sua profondità. In quelle ore di lezione che don Giussani faceva nell'Aula Magna della Università Cattolica io ho imparato un metodo. Nessun altro insegnamento, nessun altro professore, nemmeno le menti più eccelse, mi hanno insegnato quello che don Giussani mi ha insegnato con la sua testimonianza.


Lui non mi ha insegnato dei valori né mi ha spiegato delle idee, ma mi ha sfidato a fare io il percorso della ragione, a confrontarmi io con la realtà, a cogliere io ciò che suggerisce il cuore. Don Giussani aveva stima delle nostre domande più di quanto avevamo noi, le prendeva sul serio tutte e ci faceva un lavoro, tanto che noi ce ne eravamo dimenticati ma lui tornava dopo qualche lezione a fare luce su quanto gli avevamo chiesto.


Per questo era un maestro, perché non mi ha comunicato idee, ma ha continuato a sfidarmi a usare il metodo della ragione e del cuore. Da questo porto con me da sempre una apertura che io non avevo, io cresciuto sotto l'ombra del campanile e un bel po' provinciale nell'incontro con don Giussani ho scoperto il fascino di vivere con le dimensioni del mondo. E' lui ad avermi continuamente sollecitato a tenere lo sguardo aperto, a cogliere ogni barlume di verità che brilla nelle persone, ed è lui ad avermi fatto capire che tutto si può giudicare, tutto per amore, perché ogni giudizio che si dà è per un bene, sempre per qualcosa di buono. 


Così oggi nel tredicesimo anniversario della sua salita al cielo la memoria di lui non è piena dell'amarezza perché se ne è andato, vibra invece di una certezza, che oggi lui ci è più vicino e ci incalza, tutti, ad essere fedeli a ciò che detta il cuore, perché Dio vi ha impresso la capacità di cogliere il vero. 


Questo è don Giussani oggi, una presenza che vigila su di me perché continui ad usare la ragione e a fidarmi del cuore. Non c'è strada più bella di quella che Dio ci indica attraverso chi ha speso tutta la sua vita per Lui.


Gianni Mereghetti



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