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Superstrada, altri sindaci e non solo con Pioltini: «Impugnare la delibera del CIPE che non risolve i problemi del territorio!»

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Articolo del: 05/03/2018 14:13:06

Non è solo quella del sindaco di Albairate, Giovanni Pioltini, che era stato il primo a reagire, mercoledì scorso, alla notizia dell’approvazione ad opera del CIPE della Vigevano-Malpensa, la voce che si leva per dissentire apertamente e ufficialmente circa tale decisione.


Assieme a Pioltini, infatti, in data 2 marzo altri due sindaci e tre rappresentanti di enti superiori sovracomunali hanno sottoscritto un documento, nel quale si annunciano nuove battaglie che inizierebbero dall’impugnazione della delibera del Cipe e si lancia un ulteriore appello a tutte le forze contrarie al progetto, perché si muovano in modo unitario e compatto.


I nomi dei firmatari che dunque si sono aggiunti a quello di Giovanni Pioltini: i sindaci di Rosate, Daniele Del Ben, e di Cassinetta di Lugagnano, Michele Bona, e poi Arianna Maria Censi (Città Metropolitana di Milano), Michela Palestra (Parco Sud Milano) e Gioia Gibelli (Parco del Ticino).


Ecco di seguito il testo del loro comunicato: «In data 28 febbraio 2018, a soli 4 giorni dalle elezioni amministrative, il CIPE ha dato il via libera alla superstrada Vigevano-Malpensa - rilevano in apertura - Non è ancora detta l’ultima parola. Viste le evidenti criticità e non conformità dell’iter che ha portato il progetto ANAS all’approvazione del CIPE;  visto che il progetto approvato non solo è fortemente scadente, ma presenta carenze tali da incidere in modo significativo sul costo effettivo dell’opera e sui costi futuri di gestione propria e dei territori intercettati,  considerato che la Commissione Petizione dell’Unione Europea ha diffidato l’Italia dal procedere con questo progetto, giudicandolo “controproducente sotto tutti i punti di vista (economico, ambientale e sanitario)”, riteniamo che ci siano i presupporti per impugnare la delibera del CIPE». 


La nota dei contrari alla delibera in questione prosegue con un’analisi di tipo politico: «Siamo convinti - scrivono Pioltini, del Ben, Bona, Censi, Palestra e Gibelli - che questa sia stata una scelta di convenienza politica, non strategica, né tecnica in quanto non risolve i problemi prioritari di mobilità (pendolarismo su Milano, risoluzione soddisfacente dei nodi caldi di Boffalora e Robecco), e genera invece una serie di nuovi problemi ambientali e di traffico».


Quindi tornano sulla questione delle trattative del passato, che non hanno dato l’esito da loro desiderato: «Ogni tentativo di dialogo è stato rigettato, così come ogni tentativo di ripensare alla mobilità di questa zona in chiave sostenibile, moderna e competitiva, come si addice ad un lembo di territorio metropolitano - scrivono i rappresentanti istituzionali del No - Sono tanti gli interessi in gioco per realizzare una strada sovradimensionata e costosa che andrà a distruggere l’ultimo angolo di verde ed agricoltura della nostra ex Provincia di Milano senza risolvere i problemi di inquinamento e di viabilità per Milano». 


Per concludere con l’appello a tutti quanti si sentono in sintonia con le loro posizioni: «Stiamo parlando di un territorio deficitario di un trasporto pubblico e praticamente privo di piste ciclopedonali intercomunali. Comuni, Istituzioni, Parchi, Confederazioni agricole, associazioni e cittadini che amano il nostro territorio, se uniti e compatti, come fino ad oggi hanno dimostrato di esserlo, possono farcela a fermare questo anacronistico progetto».


Redazione “Ordine e Libertà” - servizio sull’edizione da venerdì 9 marzo nelle edicole



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