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Abbiategrasso, la droga e gli affari della 'ndrangheta: se n'è parlato al Castello con la Carovana antimafia

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Articolo del: 06/03/2018 18:58:10

Qual è la linfa vitale delle organizzazioni criminali di stampo mafioso? La Carovana antimafia, capitanata da Piero Sebri, ha cercato di dare una risposta a questo interrogativo lunedì sera in Castello, nell’ambito di un incontro volto ad evidenziare gli interessi - in particolare della ‘ndrangheta - sul nostro territorio, derivanti dallo spaccio.


Due gli esperti invitati dalla Carovana per alimentare il dibattito: il dottor Giovanni Gaiera, medico infettivologo, direttore del centro per il recupero dalle tossicodipendenze presso la “Comunità Cascina Contina” di Rosate, e Renato Durello, Responsabile Dipartimento Dipendenze dell’ASST Rhodense.


«È innegabile che la mafia si occupi soprattutto di infiltrazione negli apparati pubblici basti pensare che dal 1992 al 2016 si contano 248 Consigli comunali sciolti per mafia – ha detto Pieri Sebri nell’introduzione - e di spaccio. Secondo l’Eurispes: la droga nel fatturato della ‘ndrangheta per esempio incide per il 62%, con un fatturato stimato di 28 milioni netti di euro, ovvero il 55% in più della Finmeccanica, il gigante dell’industria Italiana.


Oggi in Colombia i broker della ‘ndrangheta acquistano la cocaina per mille e cinquecento euro al chilo (un milione e mezzo alla tonnellata) ai grossisti in Europa la rivendono a 30 mila, con un ricavo netto di almeno 20 milioni di euro (togliendo le spese di trasporto). Da un chilo puro se ne possono ricavare 4/5, non esiste nulla al mondo in grado di garantire margini di profitto così alti».


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