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Pista ciclabile Bià-Morimondo, Pirola: «Più attenzione alla sicurezza e sanzioni esemplari ai ciclisti "muscolari"!»

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Articolo del: 11/04/2018 07:26:08

Navigli, sicurezza e buonsenso. È il titolo scelto da Claudio Pirola, un anno fa candidato sindaco al Comune di Abbiategrasso per la lista civica Zyme (rimasta però esclusa dal Consiglio comunale), nonché ex presidente e fondatore dell’omonima associazione culturale, per la lettera che come semplice cittadino di Abbiategrasso invia oggi al nostro giornale “Ordine e Libertà”.


Lo fa per raccontare quanto constatato pochi giorni fa partecipando ad una semplice escursione in bicicletta, insieme alla famiglia, per raggiungere da Abbiategrasso Morimondo percorrendo la alzaia del Naviglio di Bereguardo.


«Sulla carta, tutto perfetto», scrive Pirola, che subito dopo però aggiunge: «Ma In realtà alcune criticità sono meritevoli di attenzione». Vediamo quali. La prima fu in effetti già segnalata con toni forti e grande insistenza, almeno un anno fa, da un medico abbiatense a sua volta appassionato di cicloescursioni: «All’altezza della Prima Conca - scrive Pirola - attraverserete un primo ponticello con protezione del tutto insufficiente, dove sul lato destro vi è un dirupo che finisce in un canale di cemento. Come mai le autorità competenti non abbiano mai pensato di mettere in piena sicurezza quella parte alta del ponticello stesso?».


Ulteriori segnalazioni di criticità ad opera di Claudio Pirola si riferiscono ai due attraversamenti che nel tragitto Abbiategrasso-Morimondo lungo l’alzaia del “Naviglietto” i ciclisti e i pedoni si trovano a dover affrontare: «Più avanti la pista ciclabile viene interrotta da un attraversamento della SP183 dove notoriamente le auto transitano sempre ad alta velocità e dove nessun passaggio pedonale e tanto meno una segnalazione di attraversamento in qualche forma sulla strada sono previsti».


Stessa cosa in prossimità dell’ingresso a Morimondo: «Vi è nuovamente un attraversamento della SS526 anche in questo caso senza alcuna segnalazione (né passaggio pedonale, né segnalazione semaforica) dove pure auto, moto, camion sfrecciano veloci», osserva Pirola. E aggiunge che «basterebbe davvero molto poco con costi bassissimi per garantire maggior sicurezza a migliaia di ciclisti – ma anche pedoni, anziani, genitori con carrozzine, disabili – che soprattutto nella bella stagione frequentano questo bell’itinerario».


Da ultimo, un invito - pure questo non nuovo, ma assolutamente di attualità e di buonsenso - a chi di dovere per sanzionare quelli che Pirola definisce «inqualificabili “ciclisti” che scambiano la pista ciclabile come strumento di esibizione muscolare zigzagando ad alta velocità tra pacifici e spensierati frequentatori di quei luoghi da fermo immagine».


Un appello assolutamente condivisibile, visto oltretutto che questi ciclisti che trasgrediscono sistematicamente il limite di velocità e le basilari regole del buonsenso, appunto, e della civile convivenza sono purtroppo la maggioranza dei pedalatori delle alzaie. Peccato che, come già rilevato in passato, non trattandosi di strade urbane vi sia un problema di competenza. In altre parole, non solo non tocca alle Polizie locali provvedere a tali sanzioni, ma addirittura un loro intervento in tal senso potrebbe configurarsi come un abuso…


Marco Aziani (“Ordine e Libertà”) - servizio nell’edizione da venerdì 13 aprile nelle edicole



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