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Baronchelli a Bià: «Che duelli con Moser»

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Articolo del: 23/05/2018 12:08:43

Chiusura degli eventi in grande stile per il Comitato Tappa. Martedì nella sala consiliare del Castello è arrivato Gianbattista “Tista” Baronchelli, ex ciclista professionista e avversario di Moser, Merckx e Hinault. In quest’occasione Baronchelli ha presentato il suo libro scritto con Giancarlo Iannella “Dodici secondi”, distacco da Merckx nel Giro d’Italia 1974 che lo relegò in seconda posizione. 


C’è ancora un po’ di amarezza quando ripensa a quella corsa: «Quando si parla di me - dice Baronchelli - si ricorda il secondo posto in quel Giro ma non le mie 90 vittorie». 


La carriera di “Gibi”, così era anche chiamato, è legata ad Abbiategrasso: «Quando il dottor Marco Pierfederici mi visitò e mi analizzo le gambe dal punto di vista sensoriale disse che ero super e che sarei diventato un campione».


Quando ha iniziato ad andare in bici aveva un obiettivo: «Volevo arrivare al professionismo e ce l’ho fatta. Il mio mito era Merckx, lo vedevo e cercavo di imitarlo». 


All’appuntamento non ha voluto mancare Gianni Bugno che elogia Baronchelli: «Io sono un suo grande estimatore. È una persona umile. Non è mai stato valutato dal mondo del ciclismo per quello che era. Si è invece sopravvalutato gente che ha dato meno di lui. Ha avuto meno successo di quanto meritasse. È un campione che merita di essere annoverato tra i grandi».


Il coautore di “Dodici secondi” Giancarlo Iannella, grande tifoso di “Tista”, spiega il motivo che l’ha spinto a scrivere il libro: «È il giusto riconoscimento per un atleta tanto umile quanto grande. Si è parlato di lui come di un’incompiuto ma non essendo velocista ha vinto 90 gare. Mi piaceva la sua modestia e il suo modo di vincere staccando tutti». E chiude con una considerazione: «Con lui ho recuperato un ciclismo che credo non ci sia più».


Leggendaria la sua rivalità con Moser: «Mi sono sempre tenuto alla larga da lui - ricorda Baronchelli - lui mi temeva ma io andavo più forte di lui in salita». Ricorda un aneddoto: «A Cavalese in Trentino nella terra di Moser presi sputi e ombrellate dai suoi tifosi. Per rallentarmi misero anche una macchina ferma in mezzo alla strada, io dovetti mettere tutti e due i piedi giù e ripartire». Il giornalista Sergio Meda, moderatore dell’incontro, ricorda: «Vincere in casa di Moser era visto come un oltraggio dai suoi tifosi». 


Baronchelli riconosce la grandezza di Moser: «È stato un grande campione ma non era un corridore da corsa a tappe». 


Per “Tista” non erano un problema le corse importanti: «Non le soffrivo, quello che mi dava fastidio erano le bugie degli avversari».


Bugno incorona Baronchelli anche per la Grand Boucle: «È stato l’ultimo dei grandi campioni ad affrontare il Tour da protagonista. Tista ha sfidato grandi campioni come lui».


Ricorda il mondiale di Sallanches nel 1980: «Vinse l’extraterreste Hinault, io secondo fui il campione mondiale dei terrestri». 


Bugno ringrazia Baronchelli e i ciclisti di quell’epoca per quello che hanno fatto: «Con le vostre vittorie, le vostre polemiche e i vostri scontri avete dato visibilità e fatto crescere il mondo del ciclismo».


Marco Rognoni, presidente del Comitato Tappa, è soddisfatto: «Oggi abbiamo l’ultimo campione che si aggiunge a quelli che sono passati da Abbiategrasso in questi mesi. Il merito di questo grande lavoro va a tutte le persone del Comitato».


Il sindaco Cesare Nai è entusiasta: «Tutto è stato possibile grazie al lavoro di squadra. Abbiamo avuto contatto con campioni del presente e del passato che hanno lasciato il segno. La città è stata coinvolta a 360 gradi». 


(foto Varieschi) da sinistra a destra: Meda, Rognoni, Baronchelli, Iannella, Bugno, Nai e Oldani 



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