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Milano-Mortara, passaggio a livello guasto all'origine di ritardi e cancellazioni: «Serve un'azione decisa e unitaria, con i metodi soft non si va da nessuna parte» (VIDEO)

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Articolo del: 31/05/2018 09:57:50

Un'ora di ritardo per il 7.47 per Milano Porta Genova. Soppresso del tutto il 7.59. Dalle otto meno un quarto alle otto e cinquanta di questa mattina, giovedì 31 maggio, la stazione ferroviaria di Abbiategrasso è stata teatro dell'ennesimo disagio collettivo procurato da Trenord ai suoi utenti. Che sono stanchi. Molti di loro anche rassegnati e demotivati. Ma non tutti. Chi accetta di parlare, come Marco Zanaletti, 58 anni, pendolare della Milano-Mortara dal 1974, lancia messaggi precisi ed esorta, al di là delle ovvie lamentele per i continui disservizi, ad azioni efficaci e collettive senza le quali mai nulla cambierà: «Facevo la prima liceo la prima volta che mia madre dovette accompagnarmi a scuola in macchina perché il treno era soppresso... Sostanzialmente da allora non è mai cambiato niente».


Suonare la sveglia. Far sentire la propria voce, anzi il proprio grido, nelle sedi opportune, a tutti i livelli: amministrazioni locali, Regione Lombardia, ma anche a livello nazionale. È l'opinione espressa da un'altra pendolare storica, intervistata questa mattina nell'attesa di capire quale sorte avrebbe avuto il famoso treno delle 7.49 che alle 8.40 ancora non si vedeva «a causa di un guasto ad un passaggio a livello», come ripeteva in continuazione il patetico messaggio diffuso dagli altoparlanti.


«Con i metodi soft è ormai chiaro che non si arriva da nessuna parte - dice Cinzia Scimè, avvocato abbiatense che svolge la sua professione a Milano - Non è accettabile essere ogni gorno in balia degli eventi senza sapere a che ora passa il treno e soprattutto se passa... Personalmente noto un scollamento: occorre che pendolari, amministrazioni locali e Regione insieme e in modo compatto compiano azioni decise. In linea di principio non condivido l'idea che si debba bloccare la linea con azioni di forza, ma mi pare che non rimanga altra scelta se si vuole ottenere la visibilità e l'eco nazionale che la nostra condizione merita. Non si può pensare solo all'Alta Velocità e penalizzare sistemanticamente i lavoratori che costituiscono il tessuto fondamentale del Paese».


Marco Aziani ("Ordine e Libertà") - servizio sull'edizione da venerdì 1 giugno nelle edicole



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