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Esercizio abusivo della professione e diffamazione di Brunella Agnelli: Mario Scotti (Habiateweb) condannato, patteggia la pena

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Articolo del: 25/04/2019 08:07:48

È stata depositata poco prima di Pasqua la sentenza relativa al patteggiamento della causa che vedeva imputato Mario Scotti, “direttore” della sedicente “testata giornalistica online” Habiateweb. Scotti era stato denunciato nel 2015 dal segretario dell’Associazione Commercianti del mandamento di Abbiategrasso, Brunella Agnelli (nella foto), per due diverse fattispecie di reato. Gli venivano infatti contestati sia l’esercizio abusivo della professione giornalistica, sia la diffamazione nei confronti della stessa Agnelli, legati dal vincolo della continuazione (articolo 81 del codice penale).


Di fronte al faldone contenente la documentazione prodotta dalla parte civile, rappresentata in aula dall’avvocato Manuela Cuia, la difesa di Scotti ha optato per il patteggiamento, preferendo così che non si arrivasse al dibattimento. Lo stesso è stato quindi condannato alla pena (sospesa) di 4 mesi di reclusione e quella pecuniaria di 4 mila euro, da aggiungere al rimborso delle spese legali sostenute dalla parte civile.


«Comunico questa notizia con parziale soddisfazione, appagata dall’esito, ma ancora rammaricata dalla causa scaturente - ha commentato la Agnelli dopo aver atteso che venisse depositata la sentenza pronunciata un mese fa - Questo pronunciamento colpisce chi, nell’esercizio abusivo della professione giornalistica, offende e diffama, approfittando degli strumenti telematici di cui dispone e dell’ampia diffusione che gli stessi permettono. Il diritto di critica e di cronaca sono costituzionalmente tutelati e devono essere al servizio della verità e non bieco strumento di avversione personale».


«Si tratta di una sentenza importante anche per l’opinione pubblica locale - aggiunge l’avvocato Cuia -L’imputato ha sì potuto usufruire di tutti i benefici previsti dalla legge, poiché incensurato, ma da domani non sarà più così e questa sua linea difesiva, che suona come un’ammissione di colpevolezza, crea un precedente significativo. Nessuno infatti può permettersi di offendere la reputazione di un’altra persona chiunque essa sia, a maggior ragione se poi a commettere l’illecito è un soggetto non in possesso dei requisiti necessari per esercitare.


A distanza di quattro anni possiamo affermare che a vincere è stata la caparbietà della mia assistita, che ha voluto andare fino in fondo a questa vicenda. Il confine tra il diritto di critica esercitato da un professionista (che pure ha dei paletti) e l’offesa c’è ed è garantito dalla legge, giusto quindi affermarlo con tutti gli strumenti messi a disposizione dal nostro ordinamento. Il fatto poi che queste offese siano state pubblicate sia sulla testata online, sia sulla pagina Facebook ad essa correlata, ha rappresentato un’aggravante di cui il giudice, dottoressa Elisa Centore, non poteva non tener conto».


Eleonora Aziani ("Ordine e Libertà") - da oggi, giovedì 25 aprile, nelle edicole



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