Banner

L'esortazione di Florio nel Consiglio comunale aperto sull'ipotesi di Parco Commerciale: «Chiediamo ai proprietari delle aree di ridiscutere tutto a partire dalle priorità della città»

http://www.bianews.it/img/Gaaaaaaiaiaiemilio.jpg



Articolo del: 04/10/2019 11:51:53

Dalle 20.45 alle 2 di notte. Era inevitabile che il Consiglio comunale aperto sulla vicenda dell’ipotesi di parco commerciale che emerge dal piano attuativo presentato a luglio dalla società Essedue e protocollato dal Comune di Abbiategrasso si dilatasse a dismisura.


Basti dire che i capigruppo, d’accordo con il presidente Tagliabue, hanno ritenuto che innanzitutto la parola dovesse essere presa dai consiglieri comunali (5 minuti ciascuno per una ventina di possibili interventi uguali quasi due ore di esposizioni) per poi passare a un selezionato gruppo di rappresentanti di partiti non presenti in Consiglio, di associazioni di categoria, di Consulte comunali in coda ai quali ridare la parola ai consiglieri prima di aprire effettivamente ai liberi contributi e pensieri dei cittadini.


Col risultato, oltretutto, che quando sarebbe toccato a loro nessuno ha avuto qualcosa da dire, e quando poi all’una battuta un cittadino ha alzato la mano chiedendo di intervenire è stato zittito dal presidente Tagliabue («no, adesso non può più prendere la parola») che ne ha ricevuto in cambio maledizioni e insulti da quel tale allontanatosi dall’aula infuriato.


Folklore a parte, delle prime due ore del dibattito riferiamo già sull’edizione odierna della Libertà e di quello complessivo riporteremo la cronaca sul numero di venerdì 11 ottobre. 


Qui scegliamo di dare rilevanza ad uno degli interventi del pubblico tra i più interessanti in quanto propositivi, benché chiaramente contrari (come peraltro la stragrande maggioranza di quelli ascoltati ieri sera) all’idea stessa di parco commerciale in viale Giotto. Si tratta del contributo di Emilio Florio, insegnante, già assessore comunale nella giunta del sindaco Alberto Fossati (2002-2007), nel 2017 candidato sindaco per il Prc e comune tale ammesso a parlare ieri sera tra gli aventi diritto.


«Abbiategrasso aveva e ha ancora una percentuale di aree dismesse enorme che può essere oggi utilizzata per qualcosa che serve alla città mettendosi in connessione con le questioni enormi che sono in corso su Milano», ha iniziato il professore, riferendosi in particolare al polo di Rho Fiera, «dove sta sorgendo un centro legato alla biologia e alle ricerche sulla vita, dove si stanno trasferendo tutte le facoltà scientifiche che si trovavano a Città Studi e dove si assumeranno 1500 scienziati livello internazionale…». Poi Florio ha proseguito: «La nostra idea era semplice: Abbiategrasso non consumi le sue aree disponibili in modo scriteriato, governi davvero il territorio cercando una relazione politica con chi decide. Perché è chiaro che Rho non è dall’altra parte del mondo, e noi che abbiano il...


... Golgi potremmo dialogare con l’Università, con chi di dovere. Proviamo a proporre Abbiategrasso come un centro dell’innovazione, della ricerca, della scienza. Non è automatico questo, non lo fa il mercato, lo fa la politica, appunto. (…) 


Ma quando ho cominciato a dire queste cose mi sono accorto che c’era un agguerritissimo partito del cemento che poi erano due. E quindi io ho caput una cosa: che effettivamente la politica e il governo del territorio si possono fare soltanto se si hanno uno, le idee, e due, il coraggio. È inutile che uno che siede in Consigliio comunale si nasconda dietro i diritti acquisiti. È iunutiie, perché questa visone ottocentesca della proprietà per cui uno può usare e abusare di qualche cosa perché ne ha il diritto è superata. È superata dalla Costituzione repubblica che all’articolo 41 dice che l’iniziativa privata è libera, ma non può configgere con l’utilità sociale. E dove più che in questo settore c’è il problema dell’utilità sociale contro l’egoismo del privato?». 


A questo punto Florio si è rivolto indirettamente a Nai: «Ho sentito il sindaco sperare che sia la Sovrintendenza a mettere d’accordo tutti perché ovviamente imporrà degli standard estetici che permettano ai due piani in concorrenza tra d loro di dialogare con il Comune, ma è il Comune che deve invece decidere che cosa si fa. La Sovrintendenza non può togliere le castagne dal fuoco per nessun. Voglio dire che il Comune se vuole può chiedere alle proprietà di sospendere i propri piani attuativi, può se vuole mettersi in dialogo con esse per far valere le esigenze della città. E per quanto riguarda i centri commerciali descritti come opportunità, io sono convinto che queste sono idee che noi lasciamo andare soltanto per passività e per ignavia. Perché sediamo su questo scranno, non abbiamo voglia di metterci in gioco, abbiamo paura (sì, paura, anche) delle conseguenze penali». 


Esplicito invece il discorso rivolto ai consiglieri comunali: «Non vi salverà la vostra buona coscienza e il fatto che non c’è ninfe da fare. Potreste anche dire che i piani attuativi non li decidete nemmeno voi, i decide solo la giunta: vi sembrerebbe una bella soluzione per il nostro Comune dire che tanto voi non contate niente in questa sala perché i piani attuativi sono decisi in giunta e non li decidete voi? Io penso che abbiate invece un’ottima occasione: ribaltiamo questa logica e chiediamo ai soggetti interessati di ridiscutere tutto a partire non dalle loro ma dalle nostre priorità». 


Marco Aziani (“Ordine e Libertà” - servizio sull’edizione da venerdì 11 ottobre nelle edicole)



Loggati al sito per poter commentare l'articolo

Webmaster Alessandro Russo E-Mail:webmaster@russoalessandro.net
www.russoalessandro.net