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Dopo la Corte costituzionale anche il Consiglio di Stato conferma: un Comune può ridurre il consumo di suolo su aree private nell'interesse pubblico. L'avvocato Fossati: «Vale anche per l'ATS2 di Abbiategrasso»

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Articolo del: 14/02/2020 08:48:00

Dopo la Corte costituzionale, anche il Consiglio di Stato ha confermato che spetta al Comune decidere cosa fare del proprio territorio, fermo restando il dovuto rispetto delle regole e nell’interesse pubblico.


Il Consiglio di Stato, Sezione Quarta, con la sentenza n. 906 del 4 febbraio scorso ha infatti accolto il ricorso del Comune di Brescia, affiancato da Anci Lombardia, rappresentata e difesa dall’avvocato abbiatense Alberto Fossati, con cui è stata definitivamente stabilita la legittimità dei Piani di governo del territorio che diminuiscono il consumo di suolo, confermando il precedente della Corte costituzionale che con la sentenza 179 del 2019 aveva dichiarato illegittime le norme della legge regionale 31/2014 sul risparmio del consumo di suolo che avevano limitato ai Comuni questo potere.


Calata nella realtà locale, significa che la variante Arrara, che con il Pgt aveva ridotto il consumo di suolo diminuendo gli insediamenti commerciali nella zona Ats 2, era pienamente legittima, così come altrettanto legittima è stata la decisione dell’amministrazione Nai di revocare la variante della giunta Arrara e tornare a consumare più terreno e a prevedere grandi spazi commerciali.


In entrambi i casi si è trattato di una scelta politica, non determinata da nessun obbligo giuridico che imponesse la riduzione o indirizzasse a consumare più suolo.


Ma se queste scelte fanno ormai parte della storia della città, la sentenza può essere applicata anche dopo l’adozione dei piani attuativi Bcs e Essedue? Lo abbiamo chiesto proprio ad Alberto Fossati, che oltre ad essere avvocato e docente di diritto è stato, come noto,...


... sindaco di Abbiategrasso dal 2002 al 2007 ed ha quindi maturato un’esperienza amministrativa che si aggiunge alle competenze professionali. 


«In linea di principio, la risposta è sì - afferma Fossati - Difatti, non è in discussione il potere comunale di modificare il proprio Piano di governo del territorio anche eliminando previsioni edificatorie, ma i limiti di esercizio del potere.


Prima dell’adozione di un piano di lottizzazione (tipo quello della Bcs e della Esse2) il potere comunale è assai ampio e l’onere della motivazione si risolve nell’illustrare le ragioni della modifica. In altri termini, la discrezionalità del potere comunale incontra solo i limiti della ragionevolezza della sua decisione. 


Nel caso in cui invece un Comune volesse modificare, eliminando previsioni edificatorie per le quali è già stato rilasciato un permesso di costruire o adottato/approvato un piano attuativo, la Corte costituzionale, aderendo a un indirizzo costante della giurisprudenza amministrativa, con la recente sentenza 179 del 2019 al punto 12.6 ha testualmente affermato che il Comune ha un onere di motivazione specifica, atto a dimostrare la sussistenza dell’interesse pubblico che giustifica il sacrificio dell’interesse del privato, ma non è privato del suo potere.


Quindi, se il Comune di Abbiategrasso decidesse di modificare il suo Pgt, eliminando o riducendo la capacità edificatoria delle aree Bcs e Essedue, lo può fare, pur con le avvertenze indicate dalla Corte».


Alberto Marini (“Ordine e Libertà”) - Servizio sull’edizione da venerdì 14 febbraio nelle edicole



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