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Medico palliativista da formare cercasi; appello del direttore delll'Hospice dove il lavoro cresce e che la dottoressa Baratto lascia

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Articolo del: 08/09/2020 08:25:13

L’Hospice di Abbiategrasso ha bisogno di un medico e lo cerca, da formare. Il suo direttore, Luca Moroni, fa però in proposito un lungo preambolo che dà la cifra della complessità di una realtà in costante evoluzione e anche dell’importanza sempre maggiore che i medici palliativisti stanno venendo ad assumere. E naturalmente un medico, anche neolaureato, che fosse interessato a lavorare per l’Hospice, sa con certezza che le cure palliative saranno il suo pane quotidiano e la sua specializzazione.


«Alcune evoluzioni degli ultimi mesi - spiega Moroni - hanno rivoluzionato il mondo della Sanità, con delle accelerazioni rispetto a delle forme di evoluzione di percorsi che abbiampo sempre cercato di anticipare e che l’emergenza del Covid ha reso evidenti».


A che cosa si riferisce? «Soprattutto alle forme di integrazione tra cure palliative ed altre realtà. I malati di Covid negli ultimi mesi sono stati principalmente ngli ospedali e nelle rsa; è emerso chiarissimo che dei bisogni di cure palliative ci sono anche al di fuori degli ambiti specifici, tipo hospice appunto e relative cure domiciliari. Si è visto chiaramente che (come da noi sostenuto da anni) i palliativisti devoo ucire e andare là dove ci sono i bisogni».


Moroni ha poi fatto riferimenti alla collaborazione in corso da 7 anni con gli ospedali del territorio e in particolare a quella di una fortissima presenza nei 3 mesi del Covid, e con soddisfazione riferisce che la necessità di tale sinergia «è stata riconosciuta e sancita dalle delibere agostane di Regione Lombardia che hanno definito che parte delle attività dei servizi specialistici di cure palliative andrà svolta attraverso consulenze e anche attraverso strumenti tecnologici».?Ed ha aggiunto: «Così come gli studenti hanno imparato la DAD e gli impiegati a lavorare a distanza, è chiesto anche ai palliativisti di gestire parte della loro attività attraveso forme costituite soprattutto da quella che viene chiamata la televisita, cioè una visita che viene fatta a distanza per la parte possibile, per massimizzare le risorse e le competenze, per un servizio puntuale e anche per tutelare gli operatori stessi».


Non è tutto, ovviamente. «L’altra cosa successa - dice ancora il direttore dell’Hospice di Abbiategrasso - è che gli ospedali sono stati fortemente dedicati al Covid e in qualche modo è emerso tutto un bisogno di cure palliative di una serie di pazienti che prima non venivano segnalati. Così abbiamo visto quasi rddoppiate le richieste di assistenza domiciliare, perché medici di base e specialisti hanno dovuto curare i pazienti a casa senza farli andare in ospedale e quindi c’è stata tutta un’attenzione particolare, ed è una cosa che continua: noi in questo momento abbiamo tanta assistenza domiciliare. Uno dei motivi per cui un medico in meno è una fatica speciale».


Il riferimento, appena accennato, è al fatto che la dottoressa Sara Baratto, pilastro della struttura di via dei Mille dove, prima che come medico, iniziò ad operare come volontario, lascia l’Hospice in quanto lascia anche l’Italia per stabilirsi in Francia. «Così abbiamo bisogno di un medico e lo cerchiamo, da formare - ribadisce Luca Moroni - È un lavoro sicuramente impegnativo e di grande responsabilità che ha delle caratteristiche che possono orientare chi si avvicina al nostro mondo: una componente tecnica legata alla medicina palliativa, cioè l’utilizzo dei farmaci che sta evolvendo anche velocemente, e tutto un aspetto relazionale. Ma un lavoro che, più che in altre discipline, in qualche modo cerca di tenere insieme questi due elementi.


In questo lavoro ci sono entrambi i campi e sicuramente un forte aspetto relazionale sia coi pazienti e i loro famigliari, che nel far parte di una squadra che condivide ogni scelta, ogni valutazione, ogni intervento: il medico lo decide insieme all’équipe ( infermiere, psicologo, fisioterapista e oss)».


Ma tornando un attimo a parlare di accelerazioni degli ultimi tempi, è interessantissimo che il Decretio Maggio abbia introdotto finalmente la Scuola di Specialità in Cure Palliative che non esisteva in Italia e invece adesso c’è, col coinvolginento di 6 facoltà di Medicina in tutta Italia, per ora. «Ma il tempo di implementazione - spiega Moroni - è lunghissimo; partirà nel 2021 e genererà i primi specialisti non prima di 7, 8, 10 anni... Così la Scuola di Specialità apre alla necessità e anche all’opporunità di una fase transitoria che porterà al riconoscimnento di qualifiche di idoneità ai medici che saranno dentro al sistema delle cure paliative».


Che cosa è importante dire, in conclusione, a chi avesse intenzone o almeno curiosità per cogliere questa occasione e opportunità che può essere lavorare per l’Hospice di Abbiategrasso? «L’aspirante non si paventi all’idea di non avre competenze - dice il direttore - Sarà accompagnato a svilupparle, qualche mese per quelle tecniche e qualche anno per le relazionali, ma ci prendiamo il tempo per arrivare a questo obiettivo. Per il resto, occorrono disponibilità a far parte di una squadra, ad imparare e a lavorare in un contesto in cui si chiede molto anche in terminini di orario, ma direi che questo è del tutto normale per un medico».


Marco Aziani ("Ordine e Libertà" - ogni venerdì nelle edicole)



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