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Covid ad Abbiategrasso, i casi crescono ma per fortuna non fanno male: 160 infetti, 3 in ospedale, 0 in terapia intensiva, solo il 10% over 60

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Articolo del: 27/10/2020 08:57:43

Da 108 a 160 nel giro di tre giorni i contagiati dal Covid accertati ad Abbiategrasso. Un balzo in avanti pari circa al 50 per cento che potrebbe allarmare, ma invece non deve. Lo sostiene, primo fra tutti, il sindaco Cesare Nai che quei dati se li è studiati ben bene e li ha scomposti per fasce di età e per conseguenze regalandoci una fotografia della situazione che, benché richieda la coscienziosa attenzione al rispetto delle norme da parte di tutti, non si può proprio dire che sia a tinte fosche.


Vediamo dunque il dettaglio dei dati scomposti e proviamo a capire che cosa ci dicono. Primo e fondamentale aspetto, dei 160 cittadini abbiatensi che risultano oggi infettati dal virus vene sono soltanto 3 ricoverati in ospedale e per nessuno di questi si è dovuto mai ricorrere alla terapia intensiva. Secondo, non meno importante: su 160, solo il 10 per cento è costituito da donne e uomini di età superare ai 60 anni: sono 16 in tutto e il loro numero decresce col salire dell’età, infatti 10 si collocano tra i 60 e i 70 anni, 4 tra i 70 e gli 80 e solo 2 ne hanno più di 80. 


La prima considerazione che ne deriva è che, malgrado l’impatto dei numeri che in sé potrebbe preoccupare, Abbiategrasso non sta alimentando affatto la forte pressione sugli ospedali che si sta registrando a livello regionale qui come altrove, e che la sua popolazione anziana (ben diversamente da quanto accaduto nei primi mesi dell’anno) è al riparo da rischi, probabilmente perché più attenta a proteggersi, più ligia alle norme e anche più tutelata dai comportamenti degli altri membri delle rispettive famiglie. 


Degli altri 114 casi di cittadini abbiatensi che risultano oggi infetti, il sindaco di Abbiategrasso precisa ancora quanto segue: sono 56 quelli di età compresa tra i 40 e i 60 anni, 49 quelli tra i 20 e i 40, 39 i giovanissimi under 20, compresi ragazzi e bambini. Tutti questi sono o asintomatici o con sintomi lievi.


«Il fatto che la somma dei casi positivi entro la fascia d’età 20-60 anni (105 persone)  costituisca il 65 per cento del totale - spiega Nai - è una conferma del fatto che i più colpiti in questo momento sono i lavoratori e in particolare, guardando anche alle loro identità, è evidente che per lo più si tratta di persone che lavorano fuori città e in particolare a Milano, esposte ai rischi del pendolarismo sui mezzi pubblici e a quelli di un numero di contratti in generale certamente superiore a quello di chi può stare ad Abbiategrasso o in un...


... paese del circondario».


Proprio per questo il sindaco ha scritto a Trenord rimarcando la gravità della situazione e invitando i vertici a mettere in atto azioni che garantiscano il necessario distanziamento tra i passeggeri, cosa che però ad oggi non ha cambiato di una virgola la situazione sulla Milano-Mortara e sulla S9, dove rimane costante anche il problema di continue cancellazioni e di conseguenti ritardi.


Quanto emerge dunque dall’analisi dei dati dei casi di Covid accertati in questo momento ad Abbiategrasso porta Nai anche a una considerazione sulle recenti misure introdotte dal Governo che impone fino al 24 novembre la chiusura anticipata alle 18 per bar, ristoranti e pizzerie e quella totale per palestre, piscine, centri benessere, cinema e teatri: «Non voglio criticare decisioni di carattere nazionale che certamente faticano ad essere calibrate sulle singole realtà locali - ha detto Nai - ma è del tutto evidente che, nella nostra situazione abbiatense, per tutti gli operatori coinvolti sia soltanto una inaccettabile punizione avulsa dal cuore del problema: non è giusto che tutte queste attività, portate avanti con scrupolo e massima attenzione, debbano essere colpite, anche perché erogano una serie di servizi che attengono al benessere delle persone in senso lato, aspetto che in questa situazione di negatività generale non è certo trascurabile».


Insomma, la ricetta Nai è sempre la stessa: «Attenzione sì, panico no», ribadisce in conclusione. E il riferimento è certamente anche al tam tam scatenato ieri in rete dalla “notizia” che vi fossero lunghe file di ragazzi e di mamme con bambini all’interno dei cortili dell’ospedale Cantù per sottoporsi al tampone.  


Per chi non lo sapesse, sono tre settimane che ATS ha attivato un punto tamponi dedicato esclusivamente alla comunità scolastica (alunni, insegnanti, operatori, genitori) al quale il soggetto che presenti qualche sintomo di malattia a carico delle vie respiratorie viene inviato dal pediatra o dal medico di base. Ad Abbiategrasso affluiscono alunni e studenti da tutto il circondario e ultimamente anche dai confini con Milano, dove gli ospedali iniziano ad essere sovraccarichi. E soprattutto, non è affatto detto che chi si sottopone a tampone abbia contratto il virus, così come notoriamente non è detto che chi si sente in perfetta forma non ce l’abbia addosso… Dunque, non ci resta che vivere… il più serenamente possibile.


Marco Aziani (“Ordine e Libertà” - servizio sull’edizione da venerdì 30 ottobre nelle edicole)



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