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Abbiategrasso in lutto: si è fermato il cuore generoso di Salvatore Fugazzi. «Il Covid c'entra ben poco», dicono dalla famiglia

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Articolo del: 16/11/2020 08:35:23

Abbiategrasso piange la scomparsa di un uomo che ha sempre saputo farsi voler bene da tutti, spiritoso e generoso, arguto e disincantato, grande lavoratore e profondamente innamorato della vita e della gente, a partire dalla sua famiglia per proseguire con la “grande famiglia” di coloro che amava frequentare sedendosi a prendere un caffè (che era quasi sempre lui a offrire, senza voler sentire ragioni…).


All’alba di oggi, lunedì 16 novembre, ha cessato di battere il cuore traboccante di bene di Salvatore Fugazzi, storico titolare del negozio di oreficeria e gioielleria di via Cantù all’angolo con corso Italia, ora condotto dalla figlia Elena sempre con il prezioso supporto della mamma, signora Alessandra, e dello stesso papà quando ancora aveva voglia di dedicare un po’ del suo tempo e delle sue energie alla bottega di una vita.


80 anni compiuti lo scorso 23 marzo, Salvatore Fugazzi aveva iniziato a lavorare insieme al suo papà, Vittorio, classe 1909, all’età di 17 anni, nel negozio che era stato avviato, sempre in via Cantù, nel 1950, e che rimase tale e quale fino al 1991, anno del trasferimento nell’attuale sede, a due passi dalla precedente. 


«Il Covid19 c’entra ben poco», tengono a precisare dalla famiglia. Perché, sebbene sia vero che il virus aveva contagiato il signor Salvatore, che lo aveva affrontato con il suo indomabile coraggio mai sradicato dal suo cuore nonostante le tante dure prove che la vita gli aveva riservato negli ultimi anni, il ricovero all’ospedale di Vigevano che risale a otto giorni fa si era reso necessario per tutt’altri motivi. Ai quali questa volta il “gigante buono” si è arreso, spegnendosi fino all’ultimo respiro emesso questa mattina presto.


Resta la sua presenza come un faro ad illuminare quell’angolo di centro storico e l’adiacente piazza del municipio contornata di portici, con il suo sorriso, il suo spirito gioviale, il suo carattere combattivo, il suo piacere per scambiare due parole con chiunque gli capitasse a tiro (convinto assertore del valore dei rapporti sinceri tra le persone), la sua passione per il proprio lavoro, il gusto per le cose belle e per le belle occasioni da cogliere nella vita quotidiana, mai banale e mai scontata.


Se ne va, ma la città tutta e non solo quella non gli faranno mancare il tributo di affetto e riconoscenza che si è meritato con la sua semplicità e schiettezza insieme alla sua signorilità e classe. Ed è inutile tacere il pensiero che tutti coloro che gli hanno voluto bene condivideranno in queste ore: consola saperlo finalmente nella felicità senza fine dove correre libero dagli acciacchi e dalle pene terrene a riabbracciare la sua Laura. Che possa essere motivo di speranza e di forza d'animo anche per la signora Alessandra, per Elena e per la sorella di lui, signora Renata, alle quali, insieme a tutti i loro cari, esprimiamo le più sentite condoglianze.


Marco Aziani (“Ordine e Libertà”) - servizio sull’edizione da venerdì 20 novembre nelle edicole



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